Le fabbriche non sono mai state così pulite.

Le rilevazioni dell’Analisi trimestrale dell’Enea ci rivelano che le emissioni italiane di CO2 sono crollate del 26% durante l’ultima primavera. Si tratta di un dato che supera le migliori previsioni degli analisti del settore e che si traduce anche in un netto risparmio dei costi per molte aziende italiane.

Basti pensare che è la prima volta dopo 53 anni che le fonti rinnovabili d’energia tornano in testa nella produzione elettrica italiana e contestualmente sono crollate le emissioni  di CO2, il gas complice del surriscaldamento globale.

Ecco il riassunto dell’analisi trimestrale ENEA:

  • Rispetto al secondo trimestre del 2019, in questa primavera i consumi complessivi di energia sono crollati del 22%.
  • Il periodo con la performance più elevata corrisponde mese di lockdown più rigoroso, ovvero aprile 2020 (-30%).
  • C’è stato un sensibile ribasso dei prezzi energetici.
  • I consumi di corrente elettrica sono diminuiti del 13%.
  • Le fonti rinnovabili di energia hanno superato il 50%
  • Le emissioni di anidride carbonica sono precipitate del 26%.

Il primato delle fonti rinnovabili è stato riconquistato ora, dopo 53 anni di prevalenza termoelettrica.

Si tratta di dati percentuali confrontabili con quelli del secolo scorso quando l’elettrificazione italiana, cominciata a fine Ottocento, si era basata sulle centrali idroelettriche, cioè fonti energetiche rinnovabili. Solamente dopo il 1945, con il Dopoguerra, il fabbisogno di energia imposto dall’industrializzazione del boom economico ha dettato la costruzione di centrali termoelettriche, fino a che, nel 1967, le rinnovabili persero il loro primato (idroelettrico e geotermia; non esistevano ancora eolico e fotovoltaico).

In particolare, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente:

  • la domanda di petrolio è diminuita del 30%,
  • quella di metano del 18%
  • le importazioni di energia elettrica sono crollate del 70%
  • contro un aumento del 7% delle fonti rinnovabili.

Il primato delle fonti rinnovabili è stato riconquistato ora, dopo 53 anni di prevalenza termoelettrica. Certamente tutto questo è stato possibile solo con la complicità della pandemia globale, ma, volendo guardare al futuro con un po’ di ottimismo, il dato indica anche che la sfida energetica di molte aziende del nostro paese sta dando i suoi frutti e che la indipendenza energetica non è più un lontano miraggio.

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